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Transfusioni

A pile of broken stones - Jacopo Benci
Come l'acqua che scorre - Silvia Stucky
BASOLO's View -  Paola Romoli Venturi

Via Appia Park

Jacopo Benci

A pile of broken stones

Il punto di partenza del mio intervento per “Exploded View” è l’affermazione di Pier Paolo Pasolini secondo cui i ‘ragazzi di vita’ che lo accompagnavano nelle sue esplorazioni della periferia romana, non mostravano altro che indifferenza verso i monumenti antichi. La prima menzione di questo atteggiamento si può trovare nei racconti che Pasolini scrisse all’inizio degli anni Cinquanta, in particolare in “Squarci di notti romane”. Il narratore racconta come per Arnardo, un ‘ragazzo di vita’, il Teatro di Marcello, il Colosseo, non siano altro che «quattro pietre rotte». Tale indifferenza era sorprendente eppure tonificante per Pasolini, che voleva «provare per un momento ad andarsene per Roma possedendo dentro di sé, in tutte le sue cellule, la Geografia del ragazzo. […] Avrebbe potuto non saper più da che parte si spalanca il Tirreno, quanti anni ci separano dalla morte del Belli, e odiare infine le pietre rotte del Teatro di Marcello». Per Pasolini la vera, autentica ‘origine’ non si trova nelle ‘pietre rotte’, cioè i monumenti, i manufatti congelati nei musei; quella antichità non è vitale; la dimensione arcaica è invece incarnata nei ‘ragazzi di vita’. Questa scoperta avrebbe informato le successive opere letterarie e cinematografiche di Pasolini almeno fino a Uccellacci e uccellini (1966). Nel suo primo film Accattone (1961), Pasolini espose quello che riteneva fosse l’atteggiamento del sottoproletariato romano nei confronti dell’antichità, in una scena ambientata sull’Appia Antica. Ho scelto quella scena come soggetto del mio lavoro per Exploded View in quanto riassume un certo atteggiamento critico che sottoscrivo.

Sulla base di ricerche che ho svolto alcuni anni fa [Jacopo Benci, ‘“An extraordinary proliferation of layers”: Pasolini’s Rome(s)’, in Dorigen Caldwell, Lesley Caldwell (eds), Rome: Continuing Encounters between Past and Present (Farnham: Ashgate, 2011), pp. 151-186], il mio piano di lavoro prevede quanto segue:
• studio del rapporto tra Pasolini e ‘l'antico’, da ampliare in biblioteche romane fra cii la Biblioteca Nazionale Centrale, la Biblioteca del Cinema Umberto Barbaro, la Biblioteca del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo alla Sapienza;
• sopralluoghi sulla Via Appia Antica, IV miglio, per raccogliere una documentazione ‘ri-fotografica’ delle due location utilizzate da Pier Paolo Pasolini nel film Accattone (il mausoleo detto ‘Piramide’ e la statua in piedi di uomo togato);
• estrazione dal film Accattone delle riprese pertinenti all’Appia Antica, presso un laboratorio professionale di montaggio video;
• riprese video sulla Via Appia Antica, IV miglio, vicine quanto più possibile alle posizioni e angolazioni di Accattone;
• montaggio (presso il suddetto laboratorio professionale) delle riprese fatte sulla Via Appia Antica, intercalate con gli elementi visivi e sonori tratti da Accattone;
• sviluppo di un commento che articola il concetto di Pasolini del ‘voltare le spalle’ (metaforicamente e letteralmente) al passato, e delle rovine come ‘pietre rotte’;
• realizzazione di un’opera video con gli elementi di cui sopra, che può essere accompagnata da opere che combinano immagini fisse e testo, e eventualmente da una presentazione (conferenza).

Silvia Stucky

Come l'acqua che scorre

Mi interessa la ripetizione ciclica dei ritmi della natura nella sua infinita diversità.

Il mondo che passa
A prima vista, sembra che le persone siano lì per passeggiare, correre, andare in bicicletta, a cavallo, e portare a spasso i cani... I monumenti, le statue, i frammenti di pietra si mostrano nella loro immobilità (in realtà un cambiamento lento e impercettibile), mentre tutto intorno, persone, piante, luce, aria, si muovono e cambiano velocemente insieme al vento.

Attenzione [performance]
Camminare sulle pietre del basolato mi ha ricordato i sentieri dei giardini giapponesi: devi guardare dove metti i piedi; l’irregolarità richiede una certa attenzione. Provare passi di taijiquan sul basolato è un’esperienza interessante, fisicamente e mentalmente. Ho invitato un danzatore che pratica il taijiquan da molti anni a provare insieme a me passi di taijiquan sull’Appia Antica.

Questi due temi confluiscono in un video dal titolo ‘Come l’acqua che scorre’. Guardo il mondo che passa e cammina sulle pietre dell’Appia Antica; il collage sonoro di Alvin Curran [‘On The Roads’, per DeutschlandRadio Kultur, 2007] accompagna le mie riprese video. Trasformazione e movimento. Lo sguardo si concentra e vaga, il paesaggio contiene suoni, voci, immagini/fenomeni. Custodire lo splendore della natura, del visibile. Non separazione fra soggetto e oggetto, il paesaggio non è più quello che io vedo, ma la natura nella sua interezza, nella sua vita. Noi siamo parte di questa vita. Uno sguardo attento rende visibile il processo di lenta trasformazione. Lungo la strada le piante crescono spontanee, si insinuano nelle rovine, nei buchi dei muri, si adattano e resistono.

Piante
«Roma si trova in una condizione del tutto particolare. È un’area che è stata continuamente abitata da quasi 3000 anni, senza interruzione. [...] Possiamo dunque considerare Roma come un esperimento di particolare interesse per interpretare la genesi della flora sinantropica. [...] Le aree archeologiche possono anche identificarsi con la definizione di ‘residuo’ [friche] espresso nel concetto di 'Terzo paesaggio' (Gilles Clément, 2005), luogo in cui possiamo ritrovare i suoi elementi più caratteristici, quali “incolti, confini di siepi, margini, bordi di strade, marciapiedi, aiuole, terreni abbandonati, suoli di risulta [...] luoghi che si cerca di ridurre o sopprimere”, ma che comunque sono fondamentali come rifugio di biodiversità.» [Fernando Lucchese, Erika Pignatti, 2009]

Un progetto sulle piante del Parco è ricco di possibilità e scoperte. A partire dagli approcci di Gilles Clément, Stefano Mancuso, François Jullien, potrò intrecciare visioni e metodi diversi. Con l’aiuto del botanico Giovanni Buccomino per l’identificazione delle piante, il lavoro produrrà foto, erbari, libri, disegni, e altri possibili elementi e interpretazioni.

Paola Romoli Venturi

BASOLO's View

Toccare-(1) ricerca-(2) embodied map-(3) suonare-(4)

Il progetto BASOLO’s View parte dagli elementi lapidei vulcanici che compongono la Via Appia Antica e dal suo tracciato da Roma a Brindisi. Il BASOLO ha in se la capacità di andare indietro nel tempo, anche prima dei Romani. Esso è realizzato con una pietra lavica estratta dalla Colata di Capo di Bove che si formò circa 260 mila anni fa durante la fase eruttiva del Vulcano Laziale. Partendo dal BASOLO - singolo elemento lapideo vulcanico che compone il BASOLATO - attivo una visione esplosa della via Appia Antica in diverse direzioni fisiche, storiche e concettuali.

AZIONE 1.1 TOCCARE - Entrare in contatto con la materia costitutiva del BASOLO Ho visitato la Tomba Cecilia Metella, dove si trova la fine della colata di Capo di Bove, e le Cave Fiorucci e Boncompagni Ludovisi.

AZIONE1.2 SCEGLIERE
- All’interno di un BASOLO trovo tutta la storia della strada. Scelgo, fotografo, riproduco con un disegno/frottage in scala 1:1 e studio un BASOLO.

AZIONE 2.1 RICERCA / STUDIARE - il BASOLO ci fornirà il supporto di vibrazione Entro nella struttura della strada. Coadiuvata da un archeologo studio la tecnica costruttiva romana, analizzando il substrato su cui è posato il BASOLO. Verifico la fono assorbenza. Inoltre studio l’uso della strada nei secoli attraverso le tracce lasciate sul BASOLATO e i diversi restauri. AZIONE 3.1 EMBODIED BASOLO - Azione performativa pilota - perlustrazione solitaria Mi posiziono sul BASOLO scelto. Tocco con i piedi con le mani entro in contatto con l’energia del singolo BASOLO alla ricerca della visione esplosa interna ed esterna che esternerò attraverso l’emissione di un suono/silenzio/gesto/parola.

AZIONE 2.2 MAPPARE - Il tracciato della via Appia da Roma a Brindisi è il pentagramma sul quale si disegnerà lo spartito della performance sonora. Ho ricevuto dal Parco Archeologico dell'Appia Antica - MIBAC un file .dwg con il rilievo di 13 km in scala ambientale con il basolato rappresentato simbolicamente. Dott.ssa Rita Paris - Dott. Bartolomeo Mazzotta - elaborati grafici Dott.ssa Monica Cola.

AZIONE 3.2 EMBODIED MAP - Azione performativa partecipata sulla Via Appia Antica vorrei coinvolgere persone che camminando lungo tutto l’asse viario da Roma a Brindisi vadano a scegliere il proprio BASOLO al fine di cercare il suono / silenzio / gesto / parola del proprio BASOLO ed esternarlo. La posizione dei BASOLI scelti sarà identificata e tracciata sulla mappa a creare uno spartito sul pentagramma/strada. I BASOLI diventano chiavi di comunicazione tra le persone nello spazio e nel tempo.

AZIONE 4.1 SUONARE - Inviterò un musicista a collaborare con me al fine di suonare lo spartito che verrà creato sulla mappa. L’esecutore può leggere lo spartito con la tecnica dodecafonica o si possono invitare diversi esecutorio (strumentisti o coristi) a fare una nota ponendosi sul basolo. Il pentagramma è il rilievo di 13 km di Appia Antica interna al parco. I pieni e i vuoti creano il ritmo. I singoli basoli sono le note. BASOLO’s sound 5.1 Azione performativa partecipata Roma/Amsterdam azione di contatto con il terreno attraverso il BASOLO della Via Appia a Roma e ad Amsterdam attraverso un catalizzatore da individuare nell’Amstelpark, ad es. colonne installazione site specific per la mostra: frottage del BASOLO, Disegno 1: 1 del rilievo del BASOLATO, disegno della mappa / pentagramma, disegno della MAPPA EMBODIED da suonare, foto delle mani e dei piedi che toccano e scelgono i BASOLO, azione performance concerto BASOLO’s sound Possibili interazioni tra Roma e Amsterdam
Il progetto Transfusioni, ideato e diretto dalla curatrice Anna D’Elia in collaborazione con gli artisti Tomaso Binga (Bianca Menna), Silvia Stucky e Paola Romoli Venturi, ha l’obiettivo di incoraggiare e sollecitare ‘trans-fusioni’ di idee, luoghi, contesti, soggetti tra artisti italiani e stranieri di diversa estrazione e pratica. Il progetto ha sede presso l’Archivio Menna/Binga, sede di Roma della Fondazione Filiberto e Bianca Menna. Dal 2016, le mostre del progetto Transfusioni mettono in scena opere di artisti contemporanei in dialogo con le opere storiche della collezione dell’Archivio.

Silvia Stucky vive e lavora a Roma. Il suo lavoro include pittura, libri d’artista, installazione, video, fotografia e performance. Le questioni ambientali e sociali sono al centro del lavoro di Stucky, i cui temi di fondo sono l’acqua come immobilità e mutevolezza, e la semplicità e profondità della vita di tutti i giorni. Ha esposto in gallerie e musei in Italia, Argentina, Cile, Ecuador, Egitto, Francia, Germania, Regno Unito, Grecia, Indonesia, India, Iran, Marocco, Paesi Bassi, Svizzera, Tailandia, Turchia.

Paola Romoli Venturi vive e lavora a Roma. La sua ricerca artistica è legata al valore della trasparenza come mezzo per comunicare. Nel suo lavoro, esposto in Italia e all’estero, tocca temi sociali creando spazi disegnati da luci ombre e suoni, utilizzando diversi mezzi espressivi pittorico scultorei, audio, video e installazioni performative site specific. Attualmente lavora al progetto performativo 'ROVESCIARE' per il museo MACRO di Roma.

Jacopo Benci attualmente vive e lavora a Roma. Il suo lavoro comprende video / film, fotografia, installazione, disegno / pittura, performance. Tra il 1996 e il 2013 è stato Vicedirettore per le Arti della British School at Rome (BSR); ha curato oltre 60 mostre di artisti e architetti alla BSR e in altri spazi. Nel 2013-18 è stato BSR Senior Research Fellow in Modern Studies. Attualmente è docente part-time di Storia dell'arte contemporanea all’Istituto Europeo di Design, Roma. È anche attivo come musicista.